Zbyszko, raggiunti Zych e Jagienka che viaggiavano in compagnia dell’abate e dei suoi chierici verso Krześnia, si unì a loro e proseguirono insieme. Voleva infatti dimostrare all’abate che non temeva né Lupo di Brzozowa né Cztan z Rogowa, e che non pensava affatto di nascondersi da loro. La bellezza di Jagienka lo colpì di nuovo all’istante: sebbene l’avesse vista più volte a Zgorzelice e a Bogdaniec, vestita elegantemente per ricevere ospiti, mai come ora, pronta per andare in chiesa. Indossava un abito di panno rosso foderato di ermellino, guanti rossi e un cappuccio di ermellino ricamato d’oro, da sotto il quale due trecce le scendevano sulle spalle. Non cavalcava all’uomo, ma su un’alta sella con bracciolo e predella per i piedi, che si vedevano appena sotto la lunga gonna disposta in pieghe regolari. Zych, che in casa lasciava che la figlia vestisse una pelliccia e stivali di vitello, voleva che davanti alla chiesa tutti capissero che non era arrivata la figlia di un qualunque oscuro vassallo, ma una dama di una potente casa cavalleresca. A tale scopo, il suo cavallo era condotto da due giovani servi, vestiti di abiti attillati in basso e gonfi in alto, come erano soliti portare i paggi. Quattro uomini di corte seguivano, e con loro i chierici dell’abate, con spade e liuti alla cintola. Zbyszko ammirava molto tutto il seguito, specialmente Jagienka, che sembrava un’immagine, e l’abate che, vestito di rosso con maniche enormi, gli appariva come un principe in viaggio. Il più modestamente vestito di tutti era lo stesso Zych, che teneva alla pompa per gli altri, ma per sé solo alla gioia e al canto.
Raggiuntisi, viaggiavano in fila: l’abate, Jagienka, Zbyszko e Zych. All’inizio l’abate ordinò ai suoi giullari di cantare inni devoti, ma poi, stanco di loro, cominciò a parlare con Zbyszko, che osservava sorridendo la sua potente spada, non meno grande delle lame tedesche a due mani.
Quando già si vedeva Krześnia, l’abate si tastò alla cintura, la girò in avanti per poter afferrare facilmente l’elsa della spada e disse: «Il vecchio Lupo di Brzozowa arriverà certamente con un buon seguito.»
«Certo», confermò Zych, «ma i servi dicevano che si è ammalato.»
«E uno dei miei chierici ha sentito che intende attaccarci davanti all’osteria, dopo la messa.»
«Non lo farebbe senza preavviso, e specialmente dopo la messa solenne.»
«Che Dio gli mandi ravvedimento. Io non cerco guerra con nessuno e sopporto i torti con pazienza.»
Qui si guardò verso i suoi giullari e disse: «Non sguainate le spade e ricordate che siete servi di chiesa; ma se loro sguaineranno per primi, allora colpiteli.»
Zbyszko invece, cavalcando accanto a Jagienka, la interrogava su ciò che più gli premeva.
«Troveremo senz’altro Cztan e il Giovane Lupo a Krześnia», disse. «Mostrameli da lontano, così che io sappia chi sono.»
«Va bene, Zbyszko», rispose Jagienka.
«Prima e dopo la messa sicuramente si incontrano. Che fanno allora?»
«Mi servono come sanno.»
«Oggi non ti serviranno, capisci?»
E lei rispose di nuovo quasi con umiltà: «Va bene, Zbyszko.»
La loro conversazione fu interrotta dal rumore di batacchi di legno, poiché a Krześnia non c’erano ancora campane. Poco dopo arrivarono. Dalla folla che attendeva la messa davanti alla chiesa si fecero subito avanti il Giovane Lupo e Cztan z Rogowa, ma Zbyszko li prevenne: saltò giù da cavallo prima che potessero avvicinarsi, afferrò Jagienka ai fianchi, la smontò dalla sella, poi la prese per mano e, guardandoli in modo provocatorio, la condusse in chiesa.
Nell’atrio della chiesa li attendeva una nuova delusione. Entrambi si precipitarono all’acquasantiera, immersero le mani e le tesero verso la ragazza. Ma Zbyszko fece lo stesso, e lei toccò le sue dita, poi si fece il segno della croce ed entrò in chiesa con lui. Allora non solo il Giovane Lupo, ma anche Cztan z Rogowa, sebbene avesse poco senno, capirono che tutto era stato fatto apposta, e furono presi da una rabbia così feroce che i capelli si rizzarono loro sulla testa. Conservarono appena abbastanza presenza di spirito da non voler entrare in chiesa per ira, temendo il castigo divino; invece il Giovane Lupo uscì dall’atrio e corse come un pazzo attraverso il cimitero tra gli alberi, senza sapere dove. Cztan lo seguì, anch’egli senza sapere perché.
Si fermarono solo all’angolo del recinto, dove giacevano grandi pietre preparate per le fondamenta del campanile che doveva essere costruito a Krześnia. Lì Wilk, per sfogare la rabbia che gli ribolliva nel petto fino alla gola, afferrò una di quelle pietre e cominciò a scrollarla con tutte le forze; vedendo ciò, anche Cztan la afferrò e dopo un attimo iniziarono entrambi a rotolarla con furia attraverso tutto il cimitero fino al portale della chiesa.
La gente li guardava stupita, credendo che avessero fatto qualche voto e che in quel modo volessero contribuire alla costruzione del campanile. Ma quello sforzo li alleggerì molto, tanto che tornarono in sé; stavano solo pallidi per lo sforzo, ansimando e guardandosi con occhi incerti.
Il primo a rompere il silenzio fu Cztan z Rogowa. «E allora?» chiese.
«E cosa?» rispose Wilk.
«Lo attacchiamo subito?»
«Come puoi attaccarlo in chiesa?»
«Non in chiesa, ma dopo la messa.»
«È con Zych e con l’abate. E hai dimenticato cosa disse Zych: che se scoppia una rissa, caccerà entrambi da Zgorzelice? Se non fosse per questo, ti avrei già rotto le costole.»
«O io a te!» replicò Cztan, stringendo i suoi possenti pugni.
E i loro occhi iniziarono a luccicare minacciosamente, ma presto entrambi capirono che ora avevano più bisogno di accordo che mai. Spesso si erano picchiati tra loro, ma sempre si riconciliavano dopo la rissa, perché sebbene l’amore per Jagienka li dividesse, non potevano vivere l’uno senza l’altro e si mancavano sempre. Ora invece avevano un nemico comune, e sentivano entrambi che era un nemico terribilmente pericoloso.
Dopo un attimo, Cztan chiese: «Che fare? Forse mandargli un avviso a Bogdaniec?»
Wilk, che era più saggio, non sapeva però per il momento cosa fare. Per fortuna, gli vennero in aiuto i batacchi, che risuonarono di nuovo per indicare che la funzione stava iniziando. Allora disse: «Che fare? Andiamo a messa, e poi sarà quel che Dio vorrà.»
Cztan z Rogowa si rallegrò di quella saggia risposta. «Forse il Signore Gesù ci ispirerà», disse.
«E ci benedirà», aggiunse Wilk.
«Secondo giustizia.»
E andarono in chiesa, e dopo aver ascoltato devotamente la messa, ripresero coraggio. Non persero la testa nemmeno quando Jagienka, dopo la messa, nell’atrio ricevette di nuovo l’acqua santa dalla mano di Zbyszko. Al cancelletto del cimitero si gettarono ai piedi di Zych, di Jagienka e persino dell’abate, sebbene questi fosse nemico del vecchio Lupo di Brzozowa. Guardavano Zbyszko con occhi torvi, ma nessuno ringhiò, anche se i loro cuori ululavano nel petto per il dolore, la rabbia e la gelosia, poiché mai Jagienka era apparsa loro così meravigliosa e così simile a una regina. Solo quando lo splendido seguito si mosse per tornare, e quando da lontano giunse loro il canto allegro dei chierici erranti, Cztan cominciò ad asciugarsi il sudore dalle guance irsute e a sbuffare come un cavallo; e Wilk disse, digrignando i denti: «All’osteria! All’osteria! Guai a me!...»
Poi, ricordando ciò che li aveva alleviati prima, afferrarono di nuovo la pietra e la rotolarono con ardore al posto di prima.
Zbyszko invece cavalcava accanto a Jagienka, ascoltando il canto dei giullari dell’abate, ma dopo aver percorso circa un chilometro, fermò improvvisamente il cavallo e disse: «Ah, avevo da far dire una messa per la salute di mio zio e me ne sono dimenticato: torno indietro.»
«Non tornare!» gridò Jagienka. «Manderemo da Zgorzelice.»
«Torno, e voi non aspettatemi. Con Dio!»
«Con Dio!» disse l’abate. «Va’!»
E il suo viso si rasserenò, e quando Zbyszko scomparve alla loro vista, diede una gomitata a Zych e disse: «Capite?»
«Che devo capire?»
«Si batterà a Krześnia con Wilk e Cztan z Rogowa, come l’amen nel Padre Nostro, ma è quello che volevo e a questo ho condotto.»
«Sono tizi pestiferi, e lo feriranno anche, e che se ne ricava?»
«Come, che se ne ricava? Se si batte per Jagienka, come potrà poi pensare a quella Jurandówna? Jagienka sarà ormai la sua signora, non quell’altra; e questo è ciò che voglio, perché è mio parente e mi è riuscito bene!»
«Ah, e il voto?»
«Lo scioglierò all’istante! Non avete sentito che l’ho già promesso?»
«La vostra testa sa provvedere a tutto», rispose Zych.
L’abate si rallegrò della lode, poi si avvicinò a Jagienka e chiese: «Perché sei così afflitta?»
Lei si chinò sulla sella, afferrò la mano dell’abate e la portò alle labbra: «Padrino, non potreste mandare un paio di giullari a Krześnia?»
«Perché? Si ubriacheranno all’osteria e basta.»
«Ma forse impediranno qualche rissa.»
L’abate la guardò dritto negli occhi e all’improvviso disse bruscamente: «E se anche lo ammazzassero laggiù?»
«Allora ammazzino anche me!» esclamò Jagienka.
E l’amarezza, che si era accumulata con il dolore nel suo petto da quando aveva parlato con Zbyszko, ora si riversò in un improvviso torrente di lacrime. A vederlo, l’abate cinse la ragazza con un braccio, coprendola quasi completamente con la sua enorme manica, e cominciò a dire: «Non temere, figlioccia, di nulla. Una lite può accadere, ma anche quelli sono nobili, quindi non lo assaliranno in gruppo, ma lo sfideranno a duello secondo l’uso cavalleresco, e lì se la caverà, anche se dovesse battersi con tutti e due in una volta. Quanto a Jurandówna, di cui hai sentito parlare, ti dico solo questo: lui non la prenderà mai.»
«Se quell’altra gli è più cara, allora anch’io non mi curo di lui!» rispose Jagienka tra le lacrime.
«Allora perché piagnucoli?»
«Perché ho paura per lui.»
«Ah, testa di donna!» disse l’abate ridendo.
Poi, chinandosi all’orecchio di Jagienka, cominciò a dire: «Renditi conto, ragazza, che anche se ti prende, gli capiterà spesso di battersi, perché a questo serve un nobile.»
Qui si chinò ancora più in basso e aggiunse: «E ti prenderà, e presto, come Dio è in cielo!»
«Ma che prendermi!» rispose Jagienka.
Ma allo stesso tempo cominciò a sorridere tra le lacrime e a guardare l’abate, come se volesse chiedergli come lo sapesse.
Intanto Zbyszko, tornato a Krześnia, si recò direttamente dal prete, perché voleva davvero far dire una messa per la salute di Macko; dopo aver sbrigato la faccenda, si diresse subito all’osteria, dove sperava di trovare il Giovane Lupo di Brzozowa e Cztan z Rogowa.
E infatti trovò entrambi, e inoltre molta gente: nobili, piccoli nobili, contadini e alcuni buffoni che mostravano vari numeri tedeschi. In un primo momento però non riusciva a riconoscere nessuno, perché le finestre dell’osteria, con le membrane di vesciche bovine, lasciavano passare poca luce; solo quando il garzone del posto gettò sul focolare un ciocco di pino, vide in un angolo, dietro le botti di birra, il muso irsuto di Cztan e la faccia feroce e accesa di Lupo di Brzozowa.
Allora cominciò ad avvicinarsi lentamente a loro, spingendo la gente lungo la strada, e giunto, batté il pugno sul tavolo, tanto che rumoreggiò in tutta l’osteria.
E loro si alzarono subito e cominciarono a girare frettolosamente le cinture di cuoio, ma prima che afferrassero le else, Zbyszko gettò sul tavolo un guanto, e parlando con voce nasale, come usavano fare i cavalieri quando sfidavano, pronunciò le seguenti parole, inaspettate per tutti:
«Se qualcuno di voi due, o di altri cavalieri presenti nella stanza, osasse negare che la più bella e la più virtuosa fanciulla del mondo è la signorina Danuta Jurandówna di Spychów, io lo sfido a duello a cavallo o a piedi, fino alla prima resa o fino all’ultimo respiro.»
Wilk e Cztan z Rogowa rimasero sbigottiti, come lo sarebbe stato l’abate se avesse sentito qualcosa di simile, e per un attimo non riuscirono a pronunciare parola. «Chi è questa fanciulla?» A loro interessava Jagienka, non lei!... E se a quel selvaggio non importava di Jagienka, cosa voleva da loro? Perché li aveva fatti infuriare davanti alla chiesa? Perché era venuto lì e perché cercava rissa? Da queste domande si fecero una tale confusione in testa che spalancarono la bocca; Cztan sgranò gli occhi come se avesse davanti non un uomo, ma una specie di mostro tedesco.
Ma il più astuto Wilk, che conosceva un po’ gli usi cavallereschi e sapeva che spesso i cavalieri giuravano servizio a una donna e ne sposavano un’altra, pensò che anche in questo caso poteva essere così, e che poiché si presentava l’occasione di difendere Jagienka, bisognava coglierla al volo.
Così uscì da dietro il tavolo e, avvicinatosi con volto minaccioso a Zbyszko, chiese: «Come, canaglia, non è Jagienka Zychówna la più bella?»
Dietro di lui uscì Cztan, e la gente cominciò ad affollarsi intorno a loro, perché ormai tutti sapevano che non sarebbe finita in nulla.